Alzheimer, nuove speranze: l’inversione di declino cognitivo è possibile.

da | Nov 20, 2016 | 0 commenti

Un piccolo studio di 10 pazienti in cui TUTTI hanno mostrato miglioramenti nella loro memoria entro i primi mesi e sempre di più nel corso di un periodo di due anni.

La perdita di memoria nei pazienti di Alzheimer è stata FERMATA, anzi INVERTITA con una combinazione su misura di DIETA, farmaci e il CAMBIO DELLO STILE DI VITA, sostengono gli scienziati.

Alcuni pazienti che hanno partecipato allo studio avevano addirittura smesso di lavorare al momento in cui sono stati arruolati per lo studio.

La cosa sorprendente è che TUTTI sono poi stati in grado di riprendere il proprio lavoro o di continuare a lavorare, con prestazioni migliorate.

I risultati, pubblicati nella rivista Aging, sostengono di essere il primo studio a suggerire che la perdita di memoria nei pazienti può essere invertito.

Il trattamento ha coinvolto un programma terapeutico complesso, in 36 punti, che unisce i cambiamenti di dieta, di stimolazione cerebrale, di esercizio, di ottimizzazione del sonno, di farmaci specifici, vitamine, integratori e altri passaggi come la meditazione e lo yoga.

Uno dei ricercatori, il Dr Bresden dichiara che: “Solo negli ultimi dieci anni, sono stati condotti centinaia di studi clinici per il morbo di Alzheimer, senza successo, ad un costo complessivo di oltre 1 miliardo di dollari.

Ha poi aggiunto, che mentre per altre malattie croniche, tra cui malattie cardiovascolari, il cancro e HIV sono stati indagati proposti e osservati miglioramenti attraverso l’utilizzo di terapie combinate, esse non sono mai state esplorate per l’Alzheimer e altri disturbi della memoria fino ad ora.

Ciò suggeriva che un approccio terapeutico a base più ampia, piuttosto che un singolo farmaco che mira ad un singolo bersaglio, possa essere potenzialmente più efficace per il trattamento del declino cognitivo dovuto al morbo di Alzheimer.”

È interessante notare che il principale “effetto collaterale” di questo sistema terapeutico è il miglioramento della salute e del BMI (indice di massa corporea), un risultato in netto contrasto con trattamenti tradizionali basati solo sull’assunzione di farmaci. Tuttavia, il programma non è facile da seguire, e nessuno dei pazienti ha seguito alla lettera l’intero protocollo. Le modifiche significative nella dieta e nello dello stile di vita e sul fatto che era necessario assumere più pillole e integratori ogni giorno, sono state le due “lamentele” più comuni dei pazienti. Tuttavia, queste denunce sono state mitigate dal fatto che tutti i pazienti erano stati precedentemente messi al corrente, anche attraverso i loro medici, che la loro prognosi era scarsa e il loro declino cognitivo essenzialmente incurabile.

Dei primi 10 pazienti che hanno utilizzato questo programma, inclusi i pazienti con perdita di memoria associata a malattia di Alzheimer (AD), al decadimento cognitivo lieve (aMCI), o al deterioramento cognitivo soggettivo (SIC), 9 hanno mostrato un miglioramento soggettivo o oggettivo.

Un esito potenzialmente importante è che tutti e 6 i pazienti il cui declino cognitivo ha avuto un forte impatto sulle prestazioni della vita lavorativa (che in alcuni casi aveva ormai totalmente impedito la vita lavorativa) sono stati in grado di tornare al lavoro o continuare a lavorare senza difficoltà.

Questi risultati “aneddotici” incoraggianti suggeriscono la necessità di un più ampio studio clinico controllato del programma terapeutico.

 

fonte http://www.aging-us.com/article/NjJf3fWGKw4e99CyC/text

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