La Fascia Liquida – Parte 2

da | Gen 14, 2022 | 0 commenti

La Fascia Liquida 02

La Fascia Liquida – Parte 2

Nella prima parte di questo articolo abbiamo iniziato a definire quanto l’idratazione sia una componente fondamentale per ben comprendere la fisiologia reale della fascia, questo importante organo bersaglio di ogni approccio in terapia manuale. E lo abbiamo fatto introducendo il fondamentale e nuovo concetto di Fascia liquida.

Naturalmente ci sarebbe da tenere bene in mente che non esistono organi o strutture che sono al di sopra di altre o più importanti. E di conseguenza non esistono organi meno importanti. In questo senso comprenderai bene perché potremmo anche considerare in un certo senso superate le classiche definizioni didattiche in istologia di stroma e parenchima. Non esiste un tessuto che non ha funzione. Tutto è parenchima. Tutto è tessuto funzionale.

Per questo, se è vero come è vero che la fascia è disposta in fogli che scivolano l’uno contro l’altro, questo è altrettanto vero solo allorquando è sufficientemente idratata. Infatti se la fascia risulta “appiccicosa” (passami il termine che rende bene l’idea), ossia densa (o meglio densificata), condizione che si verifica per molteplici motivi (non ultimi l’alimentazione, il fumo, l’alcool, i farmaci, lo stile di vita), questa può sviluppare aderenze fasciali che causano dolore e limitano la mobilità.

Fascia Liquida, stile di vita e postura

Fascia - Stile di vita - Postura

Se infatti una persona non ha abitudini di vita quotidiana che preveda il movimento, in qualunque forma ed in dose adeguata (sia anche solo il camminare), i tessuti (e quindi la fascia) diventano più rigidi e più densi. Si “seccano” (passami anche in questo caso il termine che rende come il precedente altrettanto bene l’idea). Non a caso, e se ci pensi ha anche una sua forte logica, i tessuti molli hanno bisogno di una gamma completa di modelli di carico per idratarsi correttamente.

La disidratazione costringe anche i fogli della fascia ad attaccarsi l’uno all’altro. Diventano adesi. E quando la fascia è scarsamente idratata puoi sentirne direttamente gli effetti. Infatti quando il tessuto connettivo che collega tutto il corpo è rigido e perde la sua flessibilità, compromette la postura, la funzione articolare e perfino il benessere generale ed emotivo.

E non deve sorprenderti questa ultima affermazione in quanto la MEC, la matrice extra cellulare, è il substrato fisiologico nella quale avvengono molteplici passaggi di molecole, che influenzano la risposta umorale ed ormonale.

Tornando alla postura ed alla funzione articolare, prendiamo ad esempio la corsa. La pianta del piede che colpisce il suolo è “imbottita” da uno strato di tessuto connettivo che è la fascia plantare.

Questo tessuto connettivo è composto per il 70% di acqua, ed ecco perché anche solo un piccolo cambiamento nell’idratazione di tutto il corpo può avere un enorme impatto perfino su quanto bene il piede assorbe lo shock nel fare jogging o camminare per strada.

In questo senso potrai ben comprendere le correlazioni tra la fascia e la postura.

Fascia Liquida e letteratura scientifica

E per comprendere meglio questo concetto facciamo ora riferimento alla seconda parte dell’articolo sull’aggiornamento della nomenclatura fasciale denominato: “Fascial Nomenclature: Update 2021 Part 2”, che ti invito sempre a leggere per intero su Pubmed, in cui si afferma che:

Il continuum fasciale è un argomento affascinante e in continua evoluzione. Nonostante la costante informazione scientifica che compare nel panorama della letteratura scientifica, difficilmente c’è un cambio di direzione in quello che è considerato il tessuto fasciale che sia in parallelo con l’innovazione. I nuovi sviluppi non sempre incontrano l’approvazione di alcune organizzazioni; tuttavia, come spesso accade nella pratica clinica, il cambio di opinione non è immediato: “A volte, convinzioni di vecchia data devono essere messe in discussione e disattese”.

Comprendere e identificare il tessuto fasciale è straordinariamente importante per evidenziare la causa clinica nei vari aspetti patologici.

Ad esempio, il tessuto connettivo potrebbe essere causa di dolore diffuso nelle persone abituate a correre ancor prima che il sintomo diventi evidente. Un recente studio ha evidenziato alterazioni in aree dell’arto inferiore che hanno subìto un adattamento non fisiologico nel corridore, come la zona rotulea, l’arco plantare del piede e la porzione tibiale dove il complesso fasciale della muscolatura laterale della coscia è inserita; questi cambiamenti potrebbero essere una delle cause più importanti del dolore riportato dall’atleta e una delle cause del ritrovamento di una biomeccanica alterata dell’andatura.

Il dolore dell’arco plantare si riscontra non solo negli atleti ma anche nelle persone non sportive. Cause correlate a questo problema fasciale sono alterazioni nella struttura miofasciale dell’arto inferiore (coscia e/o della gamba) e alterazioni nella struttura della fascia plantare (fibrosi, ispessimento. Un cambiamento nello spessore e costituzione di il tessuto fasciale renderà più difficile l’azione dell’arto, così come le funzioni di un organo (addominale o toracico) costituito o avvolto da quel continuum fasciale.

Per questo dobbiamo ricordare che il tessuto fasciale è di vitale importanza nella trasmissione di informazioni meccaniche, non solo per eseguire un movimento ma anche per consentire a tutti i tessuti di poter gestire il cambiamento imposto da fattori di stress fisiologici interni ed esterni.

Un altro ruolo essenziale legato al continuum fasciale è quello di veicolare correttamente i fluidi corporei, creando lo spazio e la pressione (idrostatica) sufficienti per il passaggio dei fluidi; la fascia quindi crea una connessione costante tra tutte le aree del corpo, come una rete fluidica. Gli stessi fluidi corporei fanno parte del tessuto connettivo o fascia liquida, indispensabili per trasportare le informazioni meccano-metaboliche in tutte le parti del corpo.

Fascia liquida e informazioni meccano-metaboliche

Informazioni meccano-metaboliche, ti ripeto questo concetto perché è di una importanza cruciale e di una evoluzione straordinaria nella descrizione e nella narrazione di un organo, la fascia, parte fondamentale della anatomia, che per anni ha sofferto di traduzioni alquanto discutibili nel vivente di studi fatti su preparato anatomico che nulla hanno a che vedere con la fisiologia reale del vivente.

Ed a questo punto direi che ce n’è abbastanza per rendersi conto di quanto sia fondamentale ed importante conoscere, gestire e trattare al meglio anche questo tessuto/organo in maniera precisa e selettiva.

Anche per questo è importante usare (e saper usare con cognizione di causa) strumenti adeguati nel tuo intervento terapeutico. Anche per questo motivo uno IASTM professionale non può non far parte, oggi, del tuo bagaglio tecnico.

Perché è un ingrediente molto spesso fondamentale per stimolare in modo adeguato e preciso determinati tessuti che con la sola mano libera non potresti gestire in maniera così selettiva. Senza dimenticare che soprattutto, se si tratta di Fascial Full®, ti permette inoltre di evitare di sovraccaricare in modo continuativo la tua mano andando a nutrire le statistiche formate da coloro i quali sono vittima di invalidanti patologie professionali.

Per questo motivo, se vuoi conoscere e approfondire anche questi argomenti, anche per capire dove ci troviamo oggi e su quali basi si fondano le nostre conoscenze, ti consiglio di iniziare leggendo il primo libro in materia dal titolo “Quando, perché e come usare uno IASTM in Terapia Manuale”. Un testo in cui sono racchiuse le maggiori e più aggiornate evidenze scientifiche in materia e che non a caso ha come sottotitolo “La fascia come porta di accesso al sistema nervoso”.

Buon lavoro e se hai trovato questo contenuto interessante, condividilo e fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.

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